Europa, una civiltà comune

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Versione del 18 mar 2019 alle 18:47 di Andrea (discussione | contributi) (Intervento di Ezio Bosso al Parlamento europeo - 2018)

Questa pagina contiene e conterrà la descrizione delle arti, delle scienze e della letteratura che hanno unito e che uniscono l'Europa.

Intervento di Ezio Bosso al Parlamento europeo - 2018[modifica]

C'è un patrimonio che ci appartiene ed è la nostra vera e propria radice di europei - dal mio punto di vista - ed è la musica. Ed è quella che fa eliminare ogni confine. E viene considerata anche la cultura europea negli altri paesi del mondo. La musica ci insegna la cosa più importante: ad ascoltare e ad ascoltarci. Un grande musicista non è chi suona più forte, ma chi ascolta più l'altro. E da lì i problemi divengono opportunità. Credete nella musica, credete nell'Europa.


Ezio Bosso al Parlamento europeo (su Youtube)

Intervento di Ezio Bosso al Parlamento europeo - 2018
Vedete, c'è un aspetto per chi si occupa della musica a cui appartengo, quella definita classica, nel modo più bello, cioè che ci accompagna sempre, che è la musica quella che trascende. Vi parla un bambino che, da quando aveva quattro anno, era abituato a essere europeo. Perché è facile, perché noi che dedichiamo la nostra vita alla musica: sin da piccoli frequentiamo germanici, austriaci: Beethoven, o francesi: Debussy, o tedeschi: Brahms, Mendelsohn.

Vedete, non c'è un confine! La musica non è solo un linguaggio, la musica è una forma di trascendenza. La trascendenza è ciò che ci porta oltre. Di fatto da centinaia di anni noi continuiamo a suonare. Bach, un ragazzo che fece a piedi 70 km per conoscere la musica di Benedetto Marcello, poiché era la sua musica, per trascriverla. O Schubert che spese gli ultimi soldi per andare a sentire Paganini, ma non perché era italiano, perché era un violino.

Noi siamo uno strumento, sia che abbiamo la bacchetta, sia che abbiamo qualsiasi forma di strumento, andiamo oltre, portando la nostra identità. E di fatto, se ci pensate, ce l'abbiamo a portata di mano questa identità: l'orchestra che sto dirigendo adesso - proprio arrivo dalle prove - è un'orchestra italiana. Ma dove il primo violino è rumeno, la prima viola è ungherese, eppure siamo tutti semplicemente un'orchestra.

Noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo un po' buffi perché tendiamo a erigere muri, anziché scoprire che abbiamo a portata di mano questo luogo importante così voluto così combattuto. Mi fa venire in mente quel desiderio... Sapete, è buffo!, ma Beethoven sognava un'Europa unita. Non a caso abbiamo quell'Inno alla gioia che fa un gioco di parole. Perché noi che facciamo la musica siamo obbligati a studiare le lingue fin da subito, da centinaia di anni. Perché la musica parla italiano: è stata inventata da un aretino. Beethoven fa un gioco di parole fra Freude, cioè felicità, e Freunde: amici.

Amici che guardano insieme la meraviglia del creato che con-vive: che vive insieme. Vedete ed è questo: le architetture creano l'identità, creano la differenza. L'Europa delle differenze, della visione. Quella che però poi diventa fondamentale. Faccio degli esempi storici Mendelsohn che descrive l'Italia con i suoi occhi in una sinfonia. C'è Ciaikovskij (adesso porto acqua agli italiani!) Ciaikovskij che dice la mia amata Italia, la mia cento volte amata Italia: sei il paradiso, ispirandosi a ciò che vede.

Ecco la differenza di questa Europa così importante. Le differenze da tutelare nei patrimoni architettonici. Ma ce n'è uno invece che ci appartiene ed è la nostra vera e propria radice di europei - dal mio punto di vista - ed è la musica. Ed è quella che fa eliminare ogni confine. E viene considerata anche la cultura europea negli altri paesi del mondo.

Infine un altro modo ogni tanto e questo chiedo, anche un appello: di lavorare ancora di più. Come fece una persona che era nata oggi: si chiamava Claudio Abbado. Quarant'anni fa inventò l'orchestra dei giovani dell'allora Comunità europea. Da lui imparavamo che, appunto, eravamo tutti un'orchestra. L'Europa è un' "orchestra" a cui rivolgersi.

Queste radici che vi dicevo: le radici non sono un perno che va dentro, ma sono degli altri rami, più profondi. Allora ce l'abbiamo a portata di mano. Anche perché - non smetterò mai di dirlo - questo è il luogo appunto che si chiama Parlamento. Ma la musica ci insegna la cosa più importante: ad ascoltare e ad ascoltarci. Un grande musicista non è chi suona più forte, ma chi ascolta più l'altro. E da lì i problemi divengono opportunità.

Credete nella musica, credete nell'Europa.

Emmanuel Macron - Quello che unisce la Francia e l'Italia - 3 marzo 2019[modifica]

Il dialogo con Roma per me è essenziale è questo il lavoro che dobbiamo fare, che gli stati fondatori devono fare
Il Presidente francese tocca tutti i temi attuali che coinvolgono i due paesi e quindi l'Europa.


Prima parte dell'intervista di Fabio Fazio a Emmanuel Macron (su Youtube)
Seconda parte dell'intervista di Fabio Fazio a Emmanuel Macron (su Youtube)

Document-pdf.svg Intervista di Fabio Fazio a Emmanuel Macron [1]

FF – Qual è il suo rapporto personale con l'Italia, lei ha degli amici italiani, frequenta l'Italia?

M – È molteplice. Come per molti francesi è stato il fatto di scoprire la storia, di capire un Paese e la nostra civiltà attraverso l'Italia. E quindi è il bambino che viene portato a Roma perché visiti i Fori e conoscere la nostra antichità, poi l'adolescente che scopre la Toscana i suoi paesaggi, capisce il Rinascimento. Questo amore, questo fascino, questo rispetto reciproco, è più forte di noi ed è questo che ha fatto sì che oggi io abbia voluto essere qui con lei e che lei sia qui con me e che ha fatto sì che tanti italiani amino la Francia e che tanti francesi amino l'Italia.

Ma abbiamo anche dimenticato che bisognava continuare a cercare di capirsi e che, a volte, quello che vivono i nostri popoli non fosse la stessa cosa. Abbiamo un rapporto con l'immaginario, con la lingua diverso... ci sono delle differenze che fanno anche la nostra ricchezza e il nostro fascino reciproco, quando lo dimentichiamo e siamo impazienti rispetto all'altro non c'è vero amore e quindi c'è un malinteso.

Quello che noi dobbiamo ai nostri popoli, alla nostra storia, all'Europa, è di andare oltre, ecco perchè ho voluto invitare il Presidente italiano a venire qui. E per me la migliore immagine di tutto questo è che abbiamo deciso entrambi che il 2 maggio prossimo saremo per i 500 anni di Leonardo Da Vinci con la gioventù francese e italiana e parleremo di futuro e di Europa. Questo ci porterà al di là dei malintesi, che a volte si possono trovare nella vita politica o economica e che per me sono secondari, bisogna certo sistemarli, metterli a posto ma non devono farci dimenticare chi siamo, da dove veniamo e che non c'è un'avventura europea se non c'è un'intesa fra i nostri due Paesi

FF – Perchè Signor Presidente, quando era prevedibile un mondo aperto siamo qui ad avere paura, come mai c'è questa chiusura del mondo?

M – Questa è una delle grandi domande di oggi ed è una delle tensioni che esistono e credo che sia una delle tensioni più forti, tra le più intense in Italia. Credo che la situazione italiana oggi sia legata a questo, almeno in parte. L'Europa non è un'isola, il nostro destino è legato a quello che succede in Africa e nel Medio Oriente e gli anni precedenti ce lo hanno ricordato. Le grandi tragedie ritornano, i grandi squilibri mondiali ritornano, l'apertura in cui noi viviamo dalla caduta del muro di Berlino… tutto questo è finito, adesso la storia, il tragico ritornano e i grandi squilibri, climatici e economici, le guerre, possono portare a grandi fenomeni migratori, a cambiamenti, e al fatto che i nostri popoli si sentano minacciati da questa apertura. Un'apertura che era il segno di un benessere, di un miglioramento della vita quotidiana, del turismo e del commercio, diventa anche sinonimo di immigrazione e di paura.

Questi shock possono essere brutali. Ecco quello che l'Italia ha vissuto con Mare Nostrum qualche anno fa: l'Europa è responsabile di tutta questa situazione, europea e italiana, perchè non ha saputo ascoltare il fatto che un Paese, a causa della sua situazione geografica, avesse un fardello troppo pesante per lui. Credo che questa paura nei confronti dell'apertura, che si è progressivamente diffusa, non sia nel DNA degli italiani: l'Italia è un paese che si è costruito con questa apertura al mondo, perchè era forte nel primo come nel secondo Rinascimento, per non parlare dell'Antichità... si è espansa in questo mare Mediterraneo, è stata sempre un paese di emigrazione in Europa e negli Stati Uniti, quindi è un paese che è fatto di apertura. Ma perchè è nata questa paura? Perchè l'immigrazione, in particolare quella che viene dalle coste africane, è stata troppo consistente e a volte non c'è stata abbastanza solidarietà da parte dell'Europa. (segue)

Inno alla gioia[modifica]

Alla fine del '700 tutta Europa era percorsa dallo spirito nuovo di libertà, uguaglianza, fraternità, che ha portato alla Rivoluzione francese. Anche Schiller, il grande poeta tedesco, ha vissuto questa ventata di nuovi ideali e l'ha celebrata nel suo Inno alla gioia (Ode an die Freude). Nell'ultima, grande nona sinfonia, Beethoven ha messo al cuore della sua musica queste parole. Una speranza per il futuro. La musica di Beethoven è diventata l'inno ufficiale dell'Unione europea.


Nürnberg 2014 - Inno alla gioia (su Youtube)
(Parole originali)

Freude, schöner Götterfunken
Tochter aus Elysium
Wir betreten feuertrunken
Himmlischer, Dein Heiligtum

Deine Zauber binden wieder,
Was die Mode streng geteilt
Alle Menschen werden Brüder
Wo Dein sanfter Flügel weilt

(Traduzione letterale)

Gioia, tu divina luce
figlia dei Campi Elisi
noi entriamo ebbri di fuoco
dentro il tuo tempio

La tua magia ricongiunge
ciò che l'usanza ha rigidamente diviso
tutti gli uomini diventano fratelli
dove freme l'ala tua

(Traduzione libera)

Gioia, sei una luce splendente
figlia del Cielo
entriamo con slancio
alla tua sublime presenza

La tua magia riunisce
ciò che il pregiudizio ha con forza diviso
tutti gli uomini diventano fratelli
dove è presente l'ala tua leggera

Antonio Padoa-Schioppa - Italia ed Europa nella storia del diritto[modifica]

Aps Italia ed Europa nella storia del diritto.jpg

Identità europea nella storia del diritto
Dal volume di Antonio Padoa-Schioppa, Italia ed Europa nella storia del diritto
un estratto che narra le caratteristiche dell'integrazione europea nell'ambito del diritto.

L’evoluzione del diritto in Europa rivela ad ogni passo l’esistenza di stretti rapporti reciproci tra diritti nazionali e regionali. Ma se inoltre osserviamo l’evoluzione del diritto nell’Europa della seconda metà del secolo appena concluso, si accentuano gli elementi di una comune civiltà del diritto, perché al di là degli scambi tra modelli legislativi nazionali, si manifesta il fenomeno nuovo e imponente della formazione di un diritto dell’Unione europea. Nasce così, al di sopra delle legislazioni nazionali, un diritto unico che a sua volta genera, in virtù dei trattati, un diritto uniforme sul terreno dell’economia. Il carattere europeo di questo grande sistema normativo non risiede soltanto nel fatto che esso è comune all’insieme dei paesi membri dell’Unione, ma anche nella varietà e nella complementarietà degli apporti nazionali che l’hanno creato e sviluppato.

  1. Vedi Libero Quotidiano: [1]