Libro Ricolfi Illusioni italiche

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Copertina
Luca Ricolfi
Illusioni italiche
Capire il paese in cui viviamo senza dar retta ai luoghi comuni
Mondadori - ISBN 9788804600169 - Milano, 2010 - 168 pagine - Libro usato 10€
https://www.librimondadori.it/libri/illusioni-italiche-luca-ricolfi/

Luca Ricolfi, sociologo, è professore ordinario di Psicometria presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Torino, responsabile scientifico dell'"Osservatorio del Nord Ovest", è stato direttore della rivista di analisi elettorale Polena (chiusa nel 2012) e membro dell'EAS (European Academy of Sociology). È inoltre editorialista di La Stampa e cura una rubrica su Panorama. Ha scritto testi universitari di statistica e numerose opere di saggistica riguardanti l'analisi della scena politica italiana.

L'autore si chiede come mai oggi siamo portati a crede a notizie e informazioni fasulle. Anche quelle che si dovrebbero poter dimostrare coi fatti. Le risposte sono che: 1) si vuole inconsciamente confermare i propri punti di vista, 2) si costruisce gradualmente il proprio io identificandosi con persone e realtà scelte volta per volta, 3) istituzioni che desiderano essere confermate amplificano le notizie a loro favorevoli, 4) la Rete (il Web) con i suoi like e suoi social favorisce una diffusione superficiale e poco critica delle informazioni, 5) molte informazioni sono incerte e, per queste, si trova sempre un "esperto" che dice bianco e uno che dice nero.

Estratto dall'Introduzione

"Come mai [oggi] siamo liberi di credere (quasi) tutto quello che vogliamo anche riguardo ai fatti? Perché adottiamo con tanta facilità credenze empiriche false, o semplicemente indimostrate? E come mai certe credenze empiriche sono stigmatizzate, pur essendo vere?

Una prima risposta [è che] lo scopo centrale che guida la mente umana non è la costruzione di una rappresentazione fedele della realtà, bensì l’elaborazione di una rappresentazione rassicurante, dove per rassicurante dobbiamo intendere capace di minimizzare ogni sorta di dissonanza, di disarmonia, di squilibrio, tutte fonti di malessere, ansia o stress.

Il caso per noi più interessante è quello delle credenze che, pur essendo di natura fattuale, hanno anche una valenza politica, culturale o etica. Ci sono credenze fattuali che non possiamo adottare se abbiamo una certa fede politica, perché adottandole ci sembrerebbe di tradire la nostra fede. Di fronte a sistemi di credenze misti, ossia tanto fattuali che normativi, risulta più facile eliminare la dissonanza cancellando i fatti che mettono in forse le proprie convinzioni.

Pochi sono in grado di sopportare la dissonanza, ma quasi tutti sono allenati a manipolare i fatti per restare in equilibrio, ossia per proteggere la propria identità e i propri valori dalle minacce provenienti dall’esperienza. La nostra incapacità di reggere la dissonanza, però, è solo un aspetto della risposta al nostro interrogativo: perché le nostre credenze empiriche si formano sempre di più ignorando i fatti?

[Si osserva che] un aspetto centrale della modernizzazione è il fatto che gli individui non sono più interpreti di ruoli ricevuti dalla loro nascita e dalla loro posizione sociale, ma costruiscono e ridefiniscono continuamente la propria identità culturale mediante un’opera di bricolage, attraverso un lavorio della coscienza capace di reinventare continuamente una risposta alla domanda: chi sono? Ora, fa parte di questo lavorio l’attitudine a usare i fatti in modo ultra-selettivo e parziale, come tasselli della costruzione del proprio io.

Nella società della comunicazione il pluralismo si è esteso dal piano dei valori, ossia delle credenze normative, al piano dei fatti, ossia delle credenze empiriche. Accade così che su importanti questioni di fatto si possa assistere al confronto fra opinioni tutte poste sul medesimo piano, come se si trattasse di gusti personali. È quasi completamente scomparsa l’idea, un tempo data per scontata, che sulle questioni di fatto non contano le opinioni, per loro natura soggettive e infinitamente variabili, ma le prove esibite da soggetti imparziali e competenti.

In questa deriva un ruolo particolarmente oscurantista è stato giocato dai media. [Soprattutto] la Rete - con i suoi blog, i suoi social network, i suoi commenti, i suoi siti di informazione e contro-informazione - è il luogo nel quale si celebra e si conferma quotidianamente la distruzione della distinzione tra fatti e opinioni sui fatti. Non perché in rete non circolino vagonate di credenze vere, ma perché esse sono indistinguibili da quelle false, deformate, manipolate, la cui sola funzione è di sostenere l’autostima e le convinzioni più o meno profonde di specifici individui e gruppi.

In alcuni casi [poi] non ci sono statistiche affidabili: è il caso dell’immigrazione clandestina, dell’evasione fiscale, dei traffici illegali. In altri casi ce ne sono troppe: è il caso della povertà e della diseguaglianza, per cui esistono diverse definizioni che danno luogo a conclusioni opposte. In altri casi le cifre ballano, perché le statistiche sono frutto di stime, e i metodi di stima sono molto imperfetti. In altri casi i dati devono essere interpretati, perché non si tratta di accertare fatti ma nessi causali tra fatti. Quando i fatti non esistono perché sono controversi, si cade nella trappola degli esperti. Per leggere le cifre ci vuole l’esperto, ma per ogni parere di un esperto si trova sempre un secondo esperto capace di esprimere il parere opposto. Le credenze, cacciate dalla porta in nome dei puri fatti, rientrano dalla finestra perché i fatti devono essere interpretati. Talora è vero quel che diceva (ironicamente) Nietzsche: non esistono fatti ma solo interpretazioni dei fatti. E se i fatti non sono in grado di eliminare le credenze false, le credenze dell’interprete diventano indispensabili per costruire i fatti."

Indice

Introduzione - Esercizi di disincanto

I - La macchina della giustizia
Processi civili, perché sono eterni
Intercettazioni, sono troppe?
Yes we can

II - L'allarme criminalità
Pregiudizi e postgiudizi
Razzismo immaginario, la lezione del Pigneto
Certezza della pena, mission impossible
Pitagora e il problema della sicurezza

III - Lezioni dagli immigrati
Il paradosso della criminalità straniera
Impariamo dagli immigrati
Il nostro tempo, il loro tempo

IV - Ricchi e poveri nella crisi
L'Irpef non è Robin Hood
La tredicesima negativa
La crisi ci fa più eguali, la Chiesa non se ne accorge
Quanti sono i poveri in Italia?
Le cifre della crisi

V - L'Italia invisibile
Tasse, il fardello degli onesti
I numeri del precariato
Nord e Sud, il lavoro nero ha due facce
Il tenore di vita degli italiani

VI - Welfare all'italiana
Pensioni d'invalidità, una su tre è falsa
Il colore degli sprechi
Due modi di giudicare la sanità
Welfare, spendiamo come la Svezia

VII - I disastri dell'istruzione
Il mito della scuola elementare
Più o meno soldi all'università?
Quattro tipi di atenei

VIII - I rischi del federalismo
I privilegi delle regioni a statuto speciale
Federalismo col trucco
Il «lato B» del federalismo

IX - Mezzogiorno sconosciuto
Divario Nord-Sud, un esito dell'Unità d'Italia?
Mezzogiorno, il potere di acquisto è come quello del Nord
Non è il reddito il problema del Sud

X - I cittadini e la politica
Il bipartitismo che non c'è
La sinistra difende ancora i deboli?
Il partito del disincanto

XI - Le insidie dei numeri
Il totem dei dati
La disfatta degli esperti
Mass media ed eventi «sempre notiziabili»
L'iperbole è nemica della verità
Politici, perché vanno pazzi per il riscaldamento globale?
Istituzioni benefiche ed estremismo numerico

Riferimenti bibliografici