Libro Stiglitz Euro

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Copertina
Joseph E. Stiglitz
L’euro - Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa

Giulio Einaudi Editore - ISBN 978-88-06-23013-5 - Torino, 2017 - Libro 21€, Ebook 10€

http://www.einaudi.it/libri/libro/joseph-e-stiglitz/l-euro/978880623013

Joseph E. Stiglitz ha vinto nel 2001 il premio Nobel per l’Economia. Ha lavorato nell'amministrazione Clinton come Presidente dei consiglieri economici ed è stato Senior Vice President e Chief Economist presso la Banca Mondiale. Dal 1959 si è recato periodicamente in Europa - negli ultimi decenni più volte l’anno e vi ha trascorso sei anni a studiare. Dopo lo scoppio della crisi finanziaria ha intrattenuto rapporti molto stretti con esponenti del governo spagnolo e del governo greco. Attualmente insegna alla "Graduate School of Business" presso la "Columbia University".

Il volume analizza gli effetti della moneta unica sui diversi paesi dell’Europa in questi anni di crisi. E conclude che l’euro, così come è strutturato, non può che aumentare la disparità fra paesi che migliorano e paesi che peggiorano economicamente. L’autore però spera che in Europa ci siano le forze e la volontà politica per rimediare a questa situazione innescata dalla crisi del 2008. Occorre però che fra i paesi europei ci sia più unione e solidarietà. I brani seguenti sono presi dalla prefazione e dalla conclusione del volume.

L’Europa deve ritrovare lo slancio

“Per la maggior parte degli europei, il progetto dell’Europa unita e di un’ulteriore integrazione dei paesi del continente rappresenta l’evento politico piú importante degli ultimi sessant’anni. Un suo possibile fallimento, o il solo pensare che ciò accada, o l’idea che un aspetto del progetto – ossia il suo sistema monetario – possa affondare sono ipotesi ritenute in odore di eresia. Ma a volte la realtà ci trasmette messaggi dolorosi: il sistema dell’euro non funziona e il prezzo da pagare, se non vi si porrà rimedio, sarà altissimo. L’attuale sistema, nonostante le recenti riforme, non è sostenibile nel lungo periodo senza far ricadere costi ingenti su ampie fasce della popolazione. E tali costi saranno di molto superiori rispetto a quelli di cui dovrà farsi carico l’economia. Ho già accennato ai preoccupanti cambiamenti in atto a livello politico e sociale, l’ascesa degli estremismi e della destra populista. Se da una parte è vero che il fallimento dell’euro non è l’unica ragione alla base di queste tendenze, ritengo però che le enormi ripercussioni economiche sopportate da molti cittadini siano una delle cause principali, se non la piú importante.

Questi costi sono particolarmente insostenibili per i giovani europei che vedono messo in pericolo il loro futuro e di cui si stanno distruggendo le aspirazioni. Forse non comprendono fino in fondo quanto è accaduto, e forse neppure gli aspetti economici alla base di tutto questo, ma una cosa la capiscono: sono stati ingannati da chi ha cercato di persuaderli a sostenere la creazione dell’euro e a entrare nella moneta unica, da chi ha promesso che la valuta europea avrebbe portato a una prosperità senza precedenti e che, se tutti i paesi si fossero attenuti al rigore di bilancio, tenendo basso il rapporto tra deficit, debito pubblico e Pil, i paesi piú poveri dell’eurozona ne avrebbero beneficiato colmando il divario rispetto a quelli piú ricchi. Ora invece si sentono dire, sovente dagli stessi politici o da membri degli stessi partiti: «Fidatevi di noi. Abbiamo una ricetta, un pacchetto di politiche che, per quanto dolorose nel breve periodo, a lungo termine faranno stare meglio tutti».

Nonostante le drammatiche implicazioni della mia analisi qualora non intervengano modifiche nell’eurozona – implicazioni che sono ancora piú sfavorevoli se l’eurozona verrà modificata come da tanti auspicato in Germania e altrove –, questo libro è comunque portatore, in ultima analisi, di un messaggio di speranza; un messaggio particolarmente importante per i giovani europei e tutti coloro che credono nel progetto europeo, nell’idea che un’Europa piú integrata politicamente possa essere un’Europa piú forte e piú prospera. Esiste un’altra strada da percorrere, diversa da quella voluta dai leader europei. Anzi, ce ne sono diverse, e ciascuna richiede un grado differente di solidarietà fra i paesi d’Europa.

L’Europa ha commesso un semplice, comprensibile errore: ha pensato che il modo migliore per arrivare a un continente integrato passasse attraverso l’unione monetaria e la condivisione di una moneta unica. L’eurozona e l’euro – sia la struttura sia le sue politiche – dovranno essere riformati in profondità per poter salvare il progetto europeo. E salvarlo si può.

L’euro è una costruzione dell’uomo. I suoi contorni non sono il risultato di leggi di natura ineluttabili. Gli accordi monetari europei si possono rimodulare; se necessario, si potrà addirittura lasciar perdere l’euro. In Europa come altrove, possiamo resettare la bussola, riscrivere le regole dell’economia e del governo, arrivare a una prosperità maggiormente condivisa, con una democrazia piú forte e una maggiore coesione sociale.

Ho scritto questo libro nella speranza che possa fare da guida all’Europa in questo percorso e darle l’impulso necessario per mettere mano, al piú presto, a tale programma ambizioso. L’Europa deve ritrovare lo slancio dei fini nobili che si era prefissa alla nascita dell’Unione. Il progetto europeo è troppo importante per permettere all’euro di distruggerlo.

C'è speranza se tantissime persone continuano a credere nel progetto europeo

[...] Il progetto europeo era nato per avvicinare i popoli e i paesi del continente. Per certi versi ha funzionato. I giovani di tutta Europa si considerano oggi europei e infatti, nel Regno Unito, circa tre quarti degli elettori giovani hanno votato per restare38. Nutrivano speranze sul futuro dell’Europa, e sulla possibilità di poterla cambiare attraverso le riforme.

Forse si è trattato solo di un ingenuo entusiasmo giovanile. Gli elettori piú maturi avevano perso le speranze, e a giusta ragione. Avevano visto un progetto nato per promuovere la solidarietà e il benessere ottenere risultati opposti, ostaggio dei grandi interessi corporativi e dell’ideologia neoliberista. Benché il Regno Unito si fosse risparmiato gli effetti peggiori, grazie al fatto di non aver aderito all’eurozona, i disoccupati oppure chi aveva un lavoro malpagato sapevano che le cose andavano male, sapevano che il sistema era ingiusto, sapevano che i leader politici che avevano promesso una nuova prosperità avevano mentito. Troppi, nel Regno Unito, avevano perso non solo la speranza ma anche la fiducia. E hanno votato di conseguenza.

Ora che seguo il dibattito post Brexit sulle due sponde della Manica, alterno momenti di speranza ad altri di scoramento. Mi scoraggia il fatto che molti, da una parte e dall’altra, non abbiano capito che cosa stesse succedendo. Mi scoraggia la linea dura adottata da alcuni leader, da sempre fedeli servitori di interessi corporativi, che sono essi stessi causa di tanti problemi dell’Europa. Mi scoraggia il fatto che questi leader non arrivino a capire determinati principî base dell’economia e ad avviare le riforme strutturali dell’eurozona che consentirebbero all’Europa di tornare a una prosperità condivisa. Se non sono in grado di fare riforme ovvie, in tempi relativamente brevi, come potranno attuare le riforme piú radicali necessarie per far sí che l’Ue funzioni, da un punto di vista sia economico sia politico?

Un principio fondamentale in economia è che il passato è passato. Sulle due sponde della Manica, la politica dovrebbe cercare di capire perché la gente è arrabbiata, e perché – in una democrazia – l’establishment politico abbia fatto cosí poco per dare una risposta ai bisogni di molti cittadini, e infine dovrebbe mettere a fuoco le cose da fare subito: creare all’interno di ogni paese, e attraverso accordi transfrontalieri, un’Europa nuova e piú democratica, che abbia come obiettivo quello di migliorare il benessere dei comuni cittadini. E questo non si può fare con l’ideologia neoliberista che ha imperato negli ultimi trent’anni. E non lo si potrà fare neppure se continueremo a confondere il fine e i mezzi: l’euro non è un fine in sé, bensí un mezzo che, se ben gestito, potrebbe portare a una maggiore prosperità condivisa ma che, se mal gestito, porterà sicuramente a un deterioramento del tenore di vita per molti cittadini, se non addirittura la maggior parte di essi. Mi scoraggia anche il fatto che, sulle due rive della Manica, i leader che si rendono conto di tutto questo siano davvero pochi.

Ma forse, piú di tutti questi motivi di pessimismo, contano i motivi di speranza: tantissime persone in tutta Europa continuano a credere nel progetto europeo; anche nei paesi in cui ci sarebbero validi motivi di disperazione, la speranza vive ancora; la speranza che l’Ue possa cambiare, e che un giorno questo avverrà. Ci sono leader politici in tutta Europa che capiscono le idee presentate in questo libro, che si sono dedicati alla politica perché credono ancora che la politica democratica possa essere portatrice di quei cambiamenti che garantiranno una prosperità condivisa all’uomo della strada. E in tutta Europa tanti giovani sono scesi in piazza a decine di migliaia per un’Europa diversa, un’Europa, per esempio, in cui i nuovi accordi commerciali non vengano pensati solo nell’interesse del grande capitale, ma della società nel suo complesso. Fortunatamente, esistono alternative agli accordi attuali, che possono creare una vera prosperità condivisa: la sfida è imparare dal passato per creare la nuova politica e la nuova economia del futuro.”

Indice
Parte prima - L’Europa in crisi
La crisi dell’euro
L’euro: speranze e realtà
I risultati deludenti dell’Europa
Parte seconda - Difetti di partenza
Le sole condizioni in cui una moneta unica può funzionare
L’euro: un sistema divergente
Politica monetaria e Banca centrale europea
Parte terza - Politiche sbagliate
Combattere la crisi: in che modo le politiche della Troika hanno aggravato i difetti strutturali dell’eurozona portando alla depressione
Le riforme strutturali che hanno aggravato i problemi
Parte quarta - Esiste una soluzione?
Creare un’eurozona che funziona
Un divorzio consensuale è possibile?
Verso un euro flessibile
La strada da seguire
Postfazione - La Brexit e le sue conseguenze
Note
Indice analitico